Oggi, per la prima volta, m’è capitato d’essere zio.
Ciao Elisa.
Modi per iniziare una giornata
Accendi il PC.
Ti connetti al tuo account Gmail.
Leggi la posta.
Apri Reader.
Vai in apnea.
Non può essere.
No, dai. Checcazzo. Scherzate, vero?
Perché? Che senso ha?
Abusi del nome di Dio, della Madonna, di Gesù Cristo e di tutti i santi.
Devi risolvere il problema (respira, Lofa). Devi trovare un reader che possa sincronizzare gli elementi già letti su dispositivi diversi, altrimenti è lo stesso macello che hai vissuto per quei pochi giorni in cui hai installato Bamboo per Firefox perché pensavi che fosse Reader a farti piantare il PC.
Non esiste niente di più importante. Devi risolvere il problema.
Ti accorgi che il mal comune ha già partorito più di una soluzione.
Dai fiducia a un tweet che rimanda a un link che rimanda a un altro link.
Provi con Feedly.
Capisci subito che non sarà mai come prima.
Ma non hai alternative.
L’insostenibile leggerezza
Sì, mi sa che è proprio la loro disarmante leggerezza a farmeli amare così tanto, i pazzi.
Questo in particolare.
(sì, il telefono è il mio. E il coro nel ritornello pure).
Per tutto il resto c’è Asto #12
Il passaggio a miglior vita del Signor Splinder.
Il matrimonio tra Google Video e Youtube.
La svolta meretrice del Signor Interfree.
Star dietro a un blog, specie se di lunga data, non è facile. Ma per fortuna, per mia somma fortuna, c’è Asto #12.
E così il tag Mine Vaganti torna ad avere i contenuti di una volta.
Non avendo granché voglia di cominciare la giornata, ecco che vado a spulciare un po’ le pieghe della memoria e noto con enorme piacere che ci sono ancora sprazzi di due colori ben radicati. Il rosso e il blu.
Attirato da cotanto abbinamento, mi addentro in quella piega e… vado a rivivere un po’ quegli anni che hanno contraddistinto quei colori… partendo dal 2004, le prime partite vinte, e il 2005 con l’avvento del nostro dominio, il 2006 il grande slam, il 2007 la riconferma del primaverile e il 2008 col canto del cigno.
Peccato per i video… non li ho trovati sul sito. E purtroppo ho perso tutto il materiale digitale che avevo a casa.( se hai foto mandamele che me le metto sullo sfondo del PC).
Sono passati anni. Il decennio si è concluso, ne è cominciato un altro, coi capelli che (quei pochi che son rimasti) sbiancano sempre di più e questa vita che a breve girerà pagina e riprenderà con un nuovo capitolo.
La cosa che più mi ha colpito, non è stato tanto il fatto di avere particolari rimpianti, pentimenti o nostalgie… ma questi occhi che, nonostante tutto, rivivendo quei momenti, hanno nascosto una emozione direi inaspettata.
Allora vuol proprio dire che quei momenti sono stati enormemente importanti… se ancora oggi quel ricordo viene tradito da una piccola lacrima sulle guance.
Nonostante gli anni.
Quella maglia numero dodici ancora ben piegata, quei calzettoni verdi orripilanti.
Quelle scarpette grigie.
E chissà quei miei compagni di avventure!
Chissà il nostro campo di Via Padova quali altre squadre avrà ospitato e quali altre gioie avrà regalato.
E chissà Lacchiarella, quel campo.
E chissà la vecchia del locale di Lacchiarella.
Chissà la Masseria.
E chissà l’Uomo col cane se avrà trovato altri campetti e altri giocatori da seguire.
Le belle cose non si dimenticano.
Mai.
E’ stato bello davvero, caro Coach… alias Uomo col Cane.
Volevo solo fartelo sapere.
#12
Un’Italia migliore
Oggi è nata un’Italia migliore.
Non la migliore, ma migliore.
L’orto, un sogno da coltivare
Coltivo un orto anche se non ho la terra. E già che se le cose vanno come qualche amico sostiene le mani potrei sporcarmele per davvero, mi porto avanti mettendo da parte QUESTO post (che è bello a prescindere dal condividere o meno il sogno e merita di essere letto).
L’ottantesimo trucco borghese
Dostoevskij e Barabba via Lofa.
(click)
Riciclo creativo – intro
Non so quanti anni siano passati dalla prima volta che vidi l’uomo col cane, non lo so e, sarà che oggi mi sento in ferie anche dal precisino del cazzo che c’è in me, oggi mi piace non essere artificiosamente puntuale. Inutilmente accurato. Appropriato, circostanziato. Meticoloso, minuzioso. Perché se dovessi far affidamento a quel poco che rimane della mia memoria, io a quella data potrei arrivare solo ricorrendo a un infimo trucco senza virtù alcuna, utilizzando cioè il grigissimo campo SEARCH della colonna di destra, in alto. Ma senza divagare troppo, ché non è di me che voglio parlare, so che quegli anni sono tanti. Che sono successe un sacco di cose da quel giorno. Tante, tante cose, la maggior parte delle quali non ricordo, ma dato che in tanti anni ne succedono senz’altro tante, di cose, avvalendomi dei benefici della proprietà transitiva e delle attenuanti generiche legate all’età, posso in tutta serenità affermare che di cose ne sono sicuramente successe tante.
Qualche tempo fa, sarà stato sul finire dell’estate, ho rivisto l’uomo col cane, che passando per quel tizio che è sempre appoggiato sulla porta a vedere le nostre partite fino alle evoluzioni climatiche legate a quello strano cappello da nostalgico del comunismo reale (quel tipo con quello strano cappello da nostalgico del comunismo reale) ma anche le scarpe di quei colori fluo che mi domando e dico ma come si fa a comprare delle scarpe di quei colori (quel tipo che mi domando e dico ma come si fa a comprare delle scarpe di quei colori), quel tizio lì, insomma, l’ho visto che rovistava dentro i cestini del parchetto. E ci sono rimasto male, perché se uno rovista nei cestini del parchetto mi sa tanto che è in difficoltà e a me dispiace sapere che quell’uomo è in difficoltà. In un’altra occasione, esattamente come abitudine (e necessità) dei rom parcheggiati all’ingresso della tangenziale, l’ho visto portarsi via un sacco dell’immondizia prima del passaggio del camion della nettezza urbana. Mi sono detto che vorrei aiutarlo, per quanto possibile, ma com’è che faccio a dirglielo, che vorrei aiutarlo? E’ imbarazzante, molto. Perché magari lui non si sente affatto in difficoltà e non ha neanche l’impressione di apparire come tale, ma si imbarazzerebbe sapendo che gli altri lo immaginano in imbarazzo. Porca vacca, l’empatia non è mica un gioco da ragazzi.
Poi gli amici mi hanno spiegato. Quel tipo con quello strano cappello da nostalgico del comunismo reale (siamo in inverno, le scarpe fluo sono di quel nylon che sembra rompersi solo a guardarlo) rovista nei cestini o torna a casa coi sacchi dell’immondizia perché s’è messo a riciclare le lattine. Ci fa i posacenere. Un giorno che l’ho visto seduto su una panchina armato di forbice gli ho chiesto di mostrarmi come fa a realizzarle: da quel giorno è iniziata una deriva che m’ha portato ad avere in casa qualcosa come 150 lattine. Contemporaneamente. Senza contare quelle che ho portato in cantina. Ora che Natale è passato, e che agli amici, come promesso, ho regalato una lattina che diventa candela che diventa posacenere che rimane un ricordo di noi, ora di tutte quelle lattine mi rimane solo il cazzillo dell’apertura. E delle foto, neanche tanto belle peraltro. La malattia, però, non è passata, tant’è che anche ieri mi chiedevo che senso avesse Lars e una ragazza tutta sua attento a vedere solo Lars e una ragazza tutta sua quando, mentre guardo Lars e una ragazza tutta sua, posso tranquillamente produrre posacenere et similia.
Seguiranno altre foto. E magari metto in circolo il virus: che non ti farà risparmiare sulla Tarsu, ma che sono certo ti divertirà.
Auguri per l’anno che verrà
Se potessi in qualche modo fare un’incursione sulle frequenze televisive e sostituire il solito messaggio a reti unificate con dell’altro, be’, quest’anno trasmetterei questo video.
L’album intero, che m’è piaciuto parecchio ma che avrei fatto durare due/tre canzoni in meno, è qui. In streaming.
Ah, buon 2013!
Poesia ordinaria urbana
Rughe d’espressione, il tempo t’arricchisce (click).
